Frontend testing tips

Questo articolo ha come obiettivo conoscere ed approfondire con alcuni casi concreti riscontrati nello sviluppo quotidiano il testing funzionale di applicazioni Angular 2 eseguito tramite Protractor.

Il test funzionale detto anche E2E (end to end) consiste nel verificare la funzionalità completa di un’applicazione. Al contrario di quello unitario che si prefigge il test di funzionalità atomiche, il test E2E ha come obiettivo verificare che tutte funzionalità lavorino correttamente assieme.

Lo strumento principale utilizzato con Angular è Protractor, un framework di test E2E che viene integrato in applicazioni generate con Angular cli.

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Testare angular

Le modifiche da applicare ad un progetto standard per avere più controllo sull’esecuzione dei test unitari tramite karma.

Per chi sviluppa frontend, le questioni relative al testing sono spesso “meno lineari” rispetto al classico approccio TDD dello sviluppo backend. Chi ha avuto occasione di lavorare in angular 2 avrà sicuramente potuto apprezzare angular CLI e gli strumenti che mette a disposizione, soprattutto per il testing.

Nello sviluppo quotidiano ho riscontrato che “ng test”, il comando che ci permette di eseguire test unitari tramite karma, non fornisce la possibilità di scegliere quali test eseguire, cosa che al crescere del numero dei test rallenta considerevolmente l’esecuzione, soprattutto in modalità “watch” rendendo così quasi impossibile un approccio TDD.

Infatti, ci capita spesso di lavorare su progetti frontend molto complessi per i nostri clienti e, nonostante questo tipo di problema, al contempo vogliamo mantenere alti i livelli qualitativi, anche con tecniche come appunto il TDD.

Per ovviare al problema ho perciò applicato le seguenti modifiche al mio progetto angular per avere la possibilità di lanciare e tenere in modalità watch solo i test che mi interessano durante lo sviluppo.

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Dietro le quinte, il lavoro di un team di sviluppo e di gestione dell’operatività di un prodotto digitale è caratterizzato da molte soddisfazioni così come da molti problemi frustranti.

Dal punto di vista delle soddisfazioni, una di quelle che personalmente mi stimolano di più è quella di poter creare, spesso da zero, qualcosa che genera un risultato anche molto rilevante per un cliente.

Tra le frustrazioni ci sono invece quelle relative al fatto che è impossibile produrre software senza difetti o riuscire a servire sempre correttamente una richiesta operativa di un utente, anche con le migliori intenzioni, così come riuscire a far sì che un’infrastruttura abbia un uptime del 100% in un anno è pressoché infattibile e, in ultima istanza, anti economico.

In generale molti di questi problemi rimangono poco visibili agli utenti finali e ai committenti, se il team è ben organizzato e ci sono dei processi di controllo adeguati.

Tuttavia, proprio per la natura del software e dei sistemi che lo fanno girare su Internet, e in generale della complessità di una piattaforma digitale, è inevitabile imbattersi in bug, incidenti e problemi di comunicazione.

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Una delle sfide più importanti nello sviluppo di applicazioni software critiche per le aziende è la progettazione di valide architetture che siano in grado di assicurare requisiti non funzionali quali l’estensibilità, la manutenibilità, la testabilità e la leggibilità del codice nel tempo.

Quando i clienti ci chiedono infatti di modificare o riscrivere le loro applicazioni, ciò avviene spesso perchè si ritrovano con una base di codice sviluppata male che ha costi e tempi di manutenzione troppo elevati per via delle (mancate) scelte progettuali; in questi casi riscrivere o effettuare il refactoring dell’applicazione con adeguati principi architetturali diventa una scelta da valutare molto seriamente dopo un accurato audit.

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